Da “2001: Odissea nello spazio” al futuro dei mobile media: perchè è così difficile fare previsioni?
Sia nella letteratura che nel cinema si è spesso approfondito il tema del futuro. Sicuramente infatti il fascino del mistero e dell’incertezza su ciò che ci aspetta esercita una forte attrazione su molti di noi, dando allo stesso tempo una grande libertà agli autori.
In questo campo della fantascienza è doveroso ricordare 2001: Odissea nello spazio, film di Stanley Kubrik del 1968. La maggior parte della sceneggiatura è ambientata nel 2001, ovvero in un futuro avanti di più di 30 anni, in cui si nota una forte presenza dei computer e dell’Intelligenza Artificiale. Siccome il film è stato prodotto nel pieno dell’era spaziale, l’accento cade fortemente sugli sviluppi dell’astronautica, in grado di portare l’uomo su Marte e su Giove.
In 2001: Odissea nello spazio, come in altri esempi del genere, le previsioni sul futuro si sono rivelate ottimistiche. Ora, dato che il 2001 è passato da ormai 11 anni, possiamo infatti fare il confronto e notare che l’uomo non è andato su Marte e che un computer non è in grado di colloquiare con l’uomo al livello di HAL 9000 nel film. In particolare la prima discrepanza può essere in parte spiegata con la fine della corsa allo spazio tra URSS e Stati Uniti, che viveva invece proprio negli anni ‘60 il suo apice. Un altro celebre film che rientra in questo genere è il secondo capitolo della trilogia di Ritorno al Futuro, del 1989. I due protagonisti, grazie alla DeLorean trasformata in una macchina del tempo, arrivano nel 2015, dove vengono accolti da macchine e skateboard volanti, indumenti in grado di asciugarsi da soli e… carta antipolvere. In tutto ciò dobbiamo tenere conto che i film sono fatti per piacere e vendere, non necessariamente per fornire delle previsioni verosimili sul futuro e che quindi, in questo, sono pienamente “scusabili”.
Quando invece si tratta di vere e proprie previsioni, in particolare sulla diffusione o meno di determinate tecnologie, la questione diventa più complicata. Infatti, sebbene l’uomo tenda a guardare al passato in modo lineare, la storia recente insegna che non sempre la “linea evolutiva” della tecnologia sceglie l’opzione più conveniente e migliore dal punto di vista tecnico. Un esempio di questo fatto è costituito dalla guerra tra i due formati per le videocassette, Betamax e VHS, che ha visto uscire vincitore quest’ultimo nonostante la sua riconosciuta inferiorità tecnica. Con il passare degli anni sembra quindi che fare previsioni precise diventi sempre più difficile. Basti pensare che Morgan Stanley, nel giugno 2010, ipotizzava il sorpasso delle vendite di smartphone rispetto a quelle dei PC nel 2012, salvo poi prendere atto di questo avvenimento già alla fine dello stesso anno, quindi pochi mesi dopo lo studio effettuato.
Quello che vi riporto ora è un video frutto del progetto MOCOM 2020 (MObile COMmunication 2020), finalizzato a fornire una visione dello sviluppo dei mobile media nei prossimi 10 anni. In questo video, sviluppato all’interno di un progetto potenzialmente aperto a tutti e nato nel 2009, vengono presentate prima le tappe fondamentali che hanno portato la comunicazione mobile ai livelli odierni e poi altre, ipotetiche, che potrebbero aspettarci nei prossimi anni.
Quando si incontrano video, o testi, come questo è quindi importante affrontarli con il giusto spirito. Si deve sempre considerare che lo sviluppo della tecnologia e del suo impatto sulla società non obbediscono a rigide leggi fisiche di causa e effetto, ma spesso prendono strade quasi imprevedibili. Nonostante questo, non bisogna sottovalutare la loro importanza, almeno per stimolare la nostra fantasia, perché, come viene detto nel video, you can only create what you can imagine.
Alessandro Quaranta











